La Buca del Diavolo di Monte Salvaro, nel Parco di Monte Sole

La prima volta che salii alla cima di Monte Salvaro (sono trascorsi quasi quaranta anni), passando per Ca di Montemiano sul versante Est del Monte, ebbi modo di conoscere il suo ospitale abitante, che non doveva incontrare molti escursionisti, tanto che volle subito socializzare offrendomi un assaggio della grappa che produceva direttamente.

Colto il mio interesse per le vicende della guerra e in particolare per la Buca del Diavolo, mi raccontò alcuni aneddoti dell'immediato dopoguerra: nella cantina della sua casa, aveva rinvenuto i resti di otto soldati tedeschi morti a causa di un proiettile d'artiglieria che aveva centrato una finestrella; che poco sotto la cima del Monte aveva visto alcuni soldati tedeschi sepolti frettolosamente a due a due in piccole fosse, tanto che ne spuntavano gli stivali e infine che la Buca del Diavolo, trovandosi lungo la Linea Gotica, era stata utilizzata come rifugio, sempre dai soldati della Wehrmacht, collocando una scala di legno per discendere il salto iniziale.

Mi era rimasta la curiosità di verificare il racconto, in particolare per quanto riguarda la Buca del Diavolo di Monte Salvaro, cercando all'interno e nei pressi qualche traccia della presenza dei militari tedeschi.

In tutti questi anni la cavità è stata visitata da speleologi e pure da me stesso, ma mai con questo obiettivo.

Con il contributo determinante di Luca abbiamo controllato il fondo del primo salto dove, oltre ai resti di qualche scatoletta, rinveniamo un tubetto con la scritta "Leere Tuben sammeln!" (Raccogliere i tubetti vuoti!), un frammento di astuccio in bakelite con la scritta "jmh 1943" che conteneva 10 tavolette di Losantine (un prodotto che, diluito con acqua, serviva per la decontaminazione della pelle in caso di attacco con gas irritanti) e infine un bottone.

Il racconto dell'abitante di Ca di Montemiano ha dunque trovato puntuale riscontro.

Luigi Grandi 22 Ottobre 2017

Bibliografia: Le grotte bolognesi GSB - USB pag. 359

 



L'ULTIMO RIFUGIO A MONTE SOLE

Siamo tornati a Monte Sole per documentare fotograficamente l'ultimo rifugio esistente utilizzato dai soldati dell'esercito tedesco.
Conserva le travature in legno originali e si trova in buone condizioni non ostante il trascorrere del tempo ed i terribili bombardamenti degli Alleati che culminarono, il 16 Aprile 1945, con la conquista del monte da parte della 6ª divisione corazzata sudafricana. Nel rifugio ci ha sorpreso tristemente la presenza del santino in memoria di Walter Brass da Sankt Lorenzen in Mürztal, recentemente scomparso; arruolato nelle tappe alpine della Wehrmacht, fu uno dei pochi sopravvissuti alla battaglia e qui venne fatto prigioniero dai sudafricani.
Nel dopoguerra, si prodigò per il mantenimento della memoria delle stragi di Monte Sole e per la pace, tanto da ottenere la cittadinanza onoraria di Monzuno.

 

Luigi Grandi 21 Ottobre 2017

 

Comunicato stampa del comune di Monzuno

Where Have All the Flowers Gone?





Sono tornato a Monte Pezza, nel Parco storico naturalistico di Monte Sole, appositamente per godere della fioritura di centinaia di piante di Peonia (Paeonia officinalis) che normalmente avviene circa per un mese ad iniziare da Aprile, ma quest’anno hanno leggermente anticipato il periodo di massima fioritura, quindi a Maggio molte piante erano sfiorite; tuttavia anche gli ultimi fiori ritardatari hanno giustificato il viaggio.

Luigi Grandi 07/05/2014


I RIFUGI DI MONTE SOLE

Opere difensive lungo la Linea Gotica nel Parco Storico di Monte Sole

Durante le nostre escursioni nel Parco Storico di Monte Sole ci siamo imbattuti con frequenza nelle opere di difesa approntate, principalmente dall’esercito tedesco, lungo la Linea Gotica: trincee, buche, osservatori, camminamenti, ma soprattutto i rifugi hanno attirato la nostra attenzione e ci hanno invogliato a cercare di classificare questi reperti, rilevandoli graficamente, fotografandoli e visualizzando la loro posizione su Google Maps.
 
In realtà questi rifugi di prima linea sono ben lontani dall’essere solide casematte in cemento armato, tuttavia, per quasi sette mesi, nell’inverno 1944 – 1945, hanno ospitato persone in condizioni terribili e sono rimasti a memoria di un momento della Storia che non vogliamo rivivere se non attraverso la conoscenza delle testimonianze.
Questi ripari, quando possibile, sfruttano protezioni naturali, ad esempio il sottoroccia del Monte Santa Barbara, cui i Tedeschi aggiunsero un muro a secco paraschegge,
oppure come la Buca del Diavolo di Monte Salvaro dentro la quale, sempre i soldati dell’esercito tedesco, avevano sistemato una scala di legno per discendere nel primo tratto (informazione da me raccolta da testimone diretto).

 


Più frequentemente, quando la roccia lo consentiva, si scavavano cavità utilizzando picconi, scalpelli ed esplosivi; infine, quando occorreva un riparo in grado di resistere almeno alle schegge dei colpi di artiglieria, ma il terreno non offriva alternative valide, si faceva ricorso ad una buca nel terreno rinforzata con tavole, pali e travi ricavate da alberi tagliati nei dintorni e coperta,
ad ulteriore protezione e mascheramento, con sassi e terra.
Un piccolo rifugio di questo tipo è ben conservato a Monte Sole; oltre a mostrare le tecniche costruttive descritte, presenta su di un lato una lamiera con un foro per consentire l’uscita di un tubo di stufa.
La quasi totalità delle trincee (Schützengraben) e delle buche individuali (Schützenloch) furono realizzate dall’esercito tedesco, mentre i Sudafricani del 6th SAAD,
che avevano per gli Alleati la responsabilità del territorio fra il torrente Setta e il fiume Reno, realizzarono quasi esclusivamente buche individuali (slit trench per gli Inglesi o foxhole per gli Americani
) visibili a Monte Pezza, presso quota 806 m di Monte Salvaro e a Monte Termine.
Le condizioni di queste opere risentono degli intensi bombardamenti di allora, degli anni trascorsi e del terreno raramente solido, per cui non è prudente entrare nei rifugi ma conviene limitarsi a percorrere i camminamenti di collegamento osservando ed immaginando la funzione delle caverne artificiali (rifugio, osservatorio, dormitorio, magazzino) e delle trincee.
Un’annotazione sul riparo che ora queste opere offrono ad animali: una volta abbiamo trovato all’interno la traccia di un capriolo, tre volte abbiamo verificato la presenza del pipistrello ferro di cavallo minore (ci siamo allontanati immediatamente per non disturbarlo). Numerosi gli insetti, che non abbiamo identificato, salvo la Dolichopoda.
Ora il nostro intento è di continuare il lavoro di rilievo, la catalogazione, la pubblicazione di queste opere difensive per contribuire alla conoscenza di quel momento storico e della Linea Gotica, che fra pochi mesi compirà settanta anni.

Un ringraziamento infine a tutti gli amici che hanno lavorato a questo progetto ed in particolare a Paolo per le schede e il loro inserimento in Google maps.

Luigi Grandi 25 Agosto 2013

Visualizza e scarica le schede



La Rocchetta di Vado in val di Setta

Rocchetta è il nome di uno sperone roccioso che sovrasta il torrente Setta presso Vado, anche se ora questo toponimo non compare sulla cartografia regionale.
Probabilmente sulla cima, all'epoca dei Conti di Panico, si ergeva una torre di guardia al guado (Vado) del Setta collegata con la Rocchetta di Bedolete che alcuni storici identificano con le Murazze.
Fino alla seconda guerra mondiale presso la cima si trovava una semplice casa da contadino, con annesso fienile e stalla, andata distrutta a causa degli eventi bellici.
Dall'autunno 1944 al 16 aprile 1945, quando le truppe sudafricane del 6th SAAD conquistarono l'acrocoro di Monte Sole, Monte Caprara, Monte Abelle, anche questa roccia, apparentemente irrilevante, assunse un ruolo nella struttura difensiva della Linea Gotica.
I racconti di vecchi abitanti di Vado e la curiosità, ci hanno spinto a percorrere i sentieri abbandonati della Rocchetta per scoprire e raccontare cosa è rimasto delle opere di arroccamento e osservazione dell'esercito tedesco.
Abbiamo visitato e rilevato 6 rifugi ancora in buono stato (un altro è crollato di recente) constatando con piacere che uno di questi viene utilizzato come ricovero invernale da un pipistrello Ferro di cavallo minore (Rhinolophus hipposideros) da numerose Dolichopoda ed altri insetti non identificati.

Cliccando sui punti sensibili della mappa si accede alle schede dei rifugi.

Hanno partecipato: Paolo, Mattia, Gigi.

Luigi Grandi 23 Febbraio 2013


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